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Lo Scambio alla Pari

Una relazione essenziale

Con questo articolo non intendo spiegare come funziona tecnicamente lo Scambio alla Pari o quali sono le regole che lo informano – queste informazioni le trovi qui – vorrei invece trasmettere la magia, l’atmosfera che facilmente si crea con questa singolare forma di relazione. Il brano è tratto dal mio racconto “La grazia dell’ictus. L’incontro col trauma e i doni dell’ascolto”.

Ascoltare sé stessi in presenza di un partner che ascolta

Il Focusing si può esercitare anzitutto da soli, in piena autonomia. Ciò che caratterizza tale pratica, esaltandone gli effetti benefici, è che si può attuare in presenza di un partner nei cosiddetti “scambi alla pari”, tipici momenti strutturati nei quali in coppia, a turno, ciascuno offre circa mezzora del proprio tempo ad un compagno che intende coltivare il rapporto d’amicizia con sé stesso.

Ogni giorno in migliaia si ritrovano in questi appuntamenti, oggi soprattutto mediante videochiamata. Basta infatti una conoscenza di base del Focusing, tale da garantire sia la capacità di focalizzare che quella di saper ascoltare chi focalizza, unita alla condivisione delle regole dello scambio, per cocostruire il necessario ambiente psicologico. Questa singolare forma di relazione, chiamata partnership quando una coppia la esercita con continuità, influisce potentemente sul processo. Ciò vale anche se i soggetti non si frequentano al di fuori di quelle occasioni e magari abitano a centinaia di chilometri di distanza.

Uno spazio protetto dove posso incontrarmi senza limiti

Focalizzare vuol dire ritagliarsi uno spazio protetto dove potersi intimamente incontrare, da solo o con accanto qualcuno che ha liberamente scelto di essere testimone partecipe e rispettoso. In quei minuti a propria disposizione, si può esplorare qualsiasi tema o questione. Che sia una notizia o una decisione combattuta che toglie il sonno, la critica che ancora brucia o il complimento che ha arrossito il volto, il comportamento preoccupante di un figlio o quello intollerabile del collega, il sogno inquietante della notte scorsa o il verso che manca per completare la poesia, si focalizza sempre a partire da un ‘sentire’ relativo ad una determinata situazione, perché è il corpo che ci parla tramite l’infinita gamma di sensazioni di cui è capace.

Nello scambio alla pari, strutturato da poche, semplici regole, nel quale ognuno è guida responsabile del proprio processo e al contempo base sicura per l’autorivelazione dell’altro, si può sperimentare qualcosa di raro e di fortemente salutare. Così, mentre si fa Focusing, che non significa confessarsi o comunicare più di quanto si ritenga opportuno, potrebbe accadere di lasciar scorrere le lacrime e di riuscire, forse per la prima volta, ad accettarle con tenerezza; o potrebbe succedere di mostrare a sé stessi la propria fragilità, vulnerabilità, vergogna, lasciar parlare parti di sé che criticano aspramente, conoscendo però tutta quella sofferenza con occhi nuovi e non giudicanti, grazie alla presenza non giudicante del partner.

Riunioni interiori che hanno come fine la verità e la libertà

In quelle riunioni interiori, che hanno all’ordine del giorno questioni che mi toccano e come fine la verità e la libertà, io ho appreso e apprendo tantissimo dalla vita, un “tantissimo” che per sbocciare attende la carezza della mia Presenza interiore come le gemme attendono quella della primavera.

Questa speciale, assidua frequentazione di me stesso, che sovente e volentieri vede qualcuno che ha scelto di starmi accanto ovunque io voglia andare, mi rivela vieppiù cosa vuol dire conoscersi e rispettarsi, riconoscere e amare la realtà così come è o si mostra. Parole di antica saggezza, queste ultime, che quando sono pronunciate con superficialità perdono la loro forza generativa e diventano sterili luoghi comuni, parole che non portano frutto come semi nel vento che non toccano mai terra. Perché è il nostro corpo la terra, quello il luogo nel quale il senso di ogni esperienza ha origine e conferma; dove la parola prende corpo e trasforma in poeta chi la narra “Sono nato una seconda volta, quando il mio corpo e la mia anima s’innamorarono e si sposarono” (Gibran); dove il corpo prende parola e trasforma in medico chi la esprime sentitamente “Quando la bocca tace, gli organi parlano… quando la bocca parla, gli organi guariscono.” (Barreto).

Uno spettacolo di reale magia

Ma torniamo allo scambio alla pari e vediamo che succede quando è il mio turno di accompagnare. Eccomi in prima fila, spettatore unico e privilegiato del processo che dinnanzi a me, anche in virtù del mio esser lì, sta per dispiegarsi. Si potrebbe chiamarlo uno spettacolo di magia – di reale magia – di cui nessuno in anticipo può immaginare lo svolgersi, tanto meno il finale.

Vista da fuori la scena è alquanto inusuale: lei o lui ha gli occhi chiusi (ma se vuole può aprirli in ogni momento) e comunica ad alta voce ciò che coglie del suo sentire in divenire, di quel flusso esperienziale che intenzionalmente viene rallentato per poter percepire l’intricata connessione mente-corpo-ambiente, mentre io, invece, gli occhi li ho ben aperti – eppure sono io, l’accompagnatore, il vero cieco rispetto al mondo ch’egli/ella sta esplorando, che è il ‘suo’ mondo.

Stare semplicemente accanto centrato sulla mia Presenza interiore

Fatto inconsueto, chi focalizza dice poco o nulla dei particolari della vicenda che lo turba e che vorrebbe risolvere, cioè chi ha fatto cosa, come, dove, perché, ecc (insomma la pletora di informazioni che caratterizza le normali conversazioni tra persone che cercano consiglio e altre che lo offrono, comunissimo costume che pur basato su buone intenzioni spesso non porta lontano, perché trascura il luogo essenziale dove guardare, che non sta davanti agli occhi, ma dietro, dentro, ad un respiro di distanza); e non me ne parla perché per poter trovare le ‘sue’ soluzioni ai ‘suoi’ problemi, non servono affatto quei dettagli. Io non sono lì per analizzare, interpretare, valutare, consigliare: sono lì per stargli umanamente accanto, centrato sulla mia Presenza interiore, con tutti i miei limiti, nel suo tentativo di starsi accanto centrato sulla sua Presenza interiore, con tutti i suoi limiti, per potersi conoscere oltre il già conosciuto.

Per sostenere il partner durante il suo viaggio, se so come ci si muove sotto la superficie dell’interiorità, cioè se so come si focalizza, non ho alcun interesse ad entrare nel merito dei fatti che gli provocano le difficoltà che vive, o avere indizi sul suo passato o sul suo carattere, basta rimanere attento, posando fiduciosamente i miei sensi sul suo corpo, sulla sua voce e parole.

In pratica potrei anche restare in silenzio tutto il tempo; oppure potrei rispecchiare una sua frase che mi pare significativa, forse adoperando il raffinato e potente linguaggio della ‘disidentificazione-presenza’; o qualora lo vedessi in particolare difficoltà, e se concordato dall’inizio, potrei offrirgli un suggerimento circa la gestione del processo. Comunque sia chi focalizza potrebbe benissimo proseguire sulla sua strada senza tener conto di quanto dico, perché ciò fa parte del patto iniziale: è chi focalizza la guida responsabile del proprio processo, non chi accompagna.

Il dono dell’autenticità

Così, mentre la/lo ascolto, può accadere di percepire con empatica commozione la crescente fatica, triste e solitaria, del cercare di tenere tutto sotto controllo, di mostrarsi in gamba e performante, nonostante il timore di non farcela più e di sgretolarsi di fronte alle avversità; oppure può succedere d’incantarmi nel vedere la tensione del suo volto gradualmente allentarsi, lasciando affiorare una bellezza insospettata, quasi una grazia; oppure può capitare di provare vibrante soddisfazione per il tono meravigliato della voce, quello di chi riesce a stare nel disagio del conflitto senza alcun desiderio di mandarlo via, paradossalmente sereno dinnanzi alla nuda verità delle cose; oppure la focalizzazione del partner può essere fonte d’ispirazione per una mia concreta situazione, nonostante la sua vicenda, per quel po’ che trapela da quanto ha scelto di dire, sia lontana dalla mia; e infine, sempre, c’è la gratitudine per il dono dell’autenticità, perché quando ascolto nello stato di Presenza interiore, ogni riflesso che l’altro comunica si illumina e diventa bellezza.

Per me l’autenticità è essere in contatto con la complessità e la solo apparente contraddittorietà di ciò che ci abita, tentando di esserne fedeli portavoce nella relazione con noi stessi e con gli altri. Quando la parola viene ripetuta lentamente per verificare se è quella che afferra con precisione la qualità della patina che ti sta addosso e che soffoca ciò che in te anela a esprimersi con brio, se è davvero quella l’immagine che coglie il significato implicito di quel blocco connesso alla tua vita bloccata, che ora, finalmente, con un ampio sospiro sperimenti con con la certezza del corpo come non più bloccata, ebbene, questi per me sono atti creativi, segni di autenticità. Perciò, alla fine di un turno dello scambio alla pari si odono facilmente riecheggiare due “grazie”: quello di chi ha focalizzato, per il dono della speciale compagnia ricevuta, e quello di chi ha accompagnato, per il dono dell’intimità condivisa. Un buon modo di concludere, leggero e promettente come una bella giornata di primavera.

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